Dalia Edizioni Libri e Pubblicazioni di qualità

lunedì 27 marzo 2017

"Le Ombre di Narnja" di Annalisa Basili


Sabato 1 aprile

Mondadori Point, corso Vecchio 5 a Terni- ore 17


Dalia edizioni presenta
"Le Ombre di Narnja" di Annalisa Basili

Siete pronti a scoprire gli oscuri poteri di Narnja?
Riusciranno le donne e gli uomini di Castrum Podii Medii a smascherare il mandante dello scellerato assassinio compiuto tra le mura del loro borgo in un giorno di festa?


Dopo l’intrigo che ha sconvolto la placida vita di Castrum Podii Medii, il nobile Monaldo, alla ricerca del mandante, decide di indagare tra le mura della potente Narnja durante la fiera di San Michele. I poggiani si trovano loro malgrado di nuovo coinvolti in un clima di complotto e velleità, scoprendo un mondo fatto di crudeltà, sesso, antichi rancori e macchinazioni. Solo grazie al loro spirito di giustizia, unito a sagacia e fortuna, riusciranno a ricomporre il puzzle di trame che grava sulle loro vite.



Annalisa Basili, esperta di associazionismo, fiscalità e marketing del Terzo Settore, laureata in Scienze della Comunicazione, è impegnata in associazioni non profit e ha lavorato a diversi progetti editoriali, didattici e di comunicazione di portata nazionale.
Fa parte del comitato della rivista “Opera Ipogea” della Società Speleologica Italiana. Dopo Intrigo a Poggio di Mezzo, da lei definito ‘il suo giallo catartico’, minacciava di scrivere il seguito. Con questo avvincente Le ombre di Narnja continuano le avventure degli indomiti abitanti di Castrum Podii Medii.


Sabato 1 aprile

Mondadori Point, corso Vecchio 5 a Terni- ore 17

"Le Ombre di Narnja" di Annalisa Basili

Non perdere l'occasione di un autografo con dedica dalla tua autrice preferita!

 


sabato 25 marzo 2017

Lisbona scintillava nell'azzurro di una brezza atlantica, sostiene Pereira.



Il 25 marzo 2012 muore a Lisbona Antonio Tabucchi.
Il piccolo omaggio di Dalia a uno scrittore indimenticabile, sfavillante come la città che descrive.




- Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.


Era il venticinque di luglio del millenovecentotrentotto, e Lisbona scintillava nell'azzurro di una brezza atlantica, sostiene Pereira.

(da "Sostiene Pereira", Feltrinelli, 1994)

lunedì 20 marzo 2017

Ho conosciuto Camillo Pennati, poeta



 
Ormai tre anni fa ho conosciuto Camillo Pennati, poeta. In un'osteria della città,  presentato da un altro poeta, stava quest'uomo al di là di ogni definizione. Non giovane, non avresti mai potuto chiamarlo vecchio. Era con noi ma era, evidentemente, anche altrove. Parlava poco e ogni parola era preziosa, piena della responsabilità della scelta di un ben preciso senso.
Mai avevo sentito una voce come la sua. In occasione del 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, il suo ricordo si fa vivissimo: presente.
Quanto tempo ci vorrà perché il mondo veda la bellezza con gli occhi di Camillo? Noi l'abbiamo vista e ne siamo rimasti folgorati. Nessuna retorica ma il canto di una Natura che attraverso le sue parole si "squaderna", per usare una straordinaria espressione di Dante Alighieri.
Quando questo POETA propose a Dalia di pubblicare una raccolta delle sue poesie, avemmo la precisa sensazione di ricevere un dono e sentimmo forte il desiderio di fare bene, oltre le nostre possibilità, per realizzare qualcosa che fosse degno di quei manoscritti: proprio così, manoscritti, penna su foglio.
Quaranta poesie sul mare, quaranta apparizioni di quella natura selvaggia che lo ha conquistato sull'isoletta tailandese di Koh Tao, quaranta epifanie del sublime.


Koh Tao Lines è il nostro orgoglio. Un libro che non c'entra niente con il mercato ma che c'entra tanto con la bellezza. Un libro che è per noi una stella polare, per ricordarci sempre cosa amiamo di questo lavoro. Koh Tao Lines è la poesia di Camillo Pennati: è la sua scrittura (sono inseriti i testi manoscritti), è la sua voce (attraverso la tecnologia del qr code), è il suo volto (elaborato come fosse un'onda in copertina).

Incontrare un poeta è qualcosa che non si dimentica. Koh Tao Lines ce li ricorda in modo vivissimo, specialmente oggi, nella Giornata Mondiale della Poesia; specialmente oggi, che è anche PRIMAVERA. Grazie Camillo.


domenica 19 marzo 2017

Essere padre durante la guerra: proteggere i figli dalla violenza



Meravigliosa figura di papà della letteratura contemporanea. Oggi, San Giuseppe, Festa del Papà, riportiamo alcuni passi de “I Partigiani non c’erano” di Germano Rubbi, regista, scrittore, attore di vero talento.
Essere padre durante la guerra, nel 1943, avere la responsabilità dei figli in un mondo governato dalla violenza e dall’incertezza.
Fabrizio Fabbri, il papà forte e invincibile agli occhi del figlioletto Virgilio, non potrà cancellare tutto l’orrore ma sarà d’esempio per la vita con la sua forza, il suo coraggio, la sua onestà.


«Virgilio vedeva da sempre suo padre come una sorta di colosso invincibile, la cui sola presenza infondeva sicurezza.
L’anno prima, durante i festeggiamenti in onore di San Pancrazio, l’aveva visto sconfiggere, da solo al tiro alla fune, ben tre di quei soldati tedeschi dell’aviazione che stavano nel­la caserma di Calvi. I venti litri di vino rosso posti in palio come primo premio della gara erano stati distribuiti in piaz­za, fra l’entusiasmo dei calvesi che avevano brindato al vin­citore, con esclamazioni di gioia e pacche sulle spalle. Quel giorno, Virgilio se lo ricordava bene: ricordava la grande mangiata e i brindisi andati avanti fino a tardi. Ricordava la sensazione di sicurezza che aveva provato nel vedere l’in­vincibilità del genitore ma, soprattutto, si ricordava lo stra­no episodio avvenuto verso le dieci di sera. Nella calca rumo­reggiante della piazza, una persona si era avvicinata furtiva­mente alle spalle di suo padre: “Bravo, Ferri. - gli aveva sus­surrato lo strano personaggio - Hai fatto vedere ai nazi di che pasta siamo fatti”.
Fabrizio era rimasto sorpreso. In un attimo svanirono i fumi dell’alcool e nei suoi occhi apparve qualcosa che Virgilio, prima di allora, non aveva mai associato a suo padre: timore.
[…]
“Papà, se ti chiedo una cosa, tu mi rispondi sincero sincero?”
Fabrizio aveva smesso di mungere una delle mucche che aveva nella stalla poi, dopo essersi passato il dorso della mano sulla fronte sudata, lo aveva guardato consapevole che, quan­do suo figlio gli si rivolgeva in modo così serio, valeva comun­que la pena sospendere per un istante il proprio lavoro.
“Che succede?”
“Chi è Zazzo?”
La domanda lo colse di sorpresa, lasciandolo indeciso su cosa rispondere. Suo figlio aveva solo dieci anni: più rima­neva distante da quelle questioni, meglio era.
“Vieni qua.”
Aveva sollevato Virgilio per sistemarlo su uno degli sga­belli di legno usati per mungere le mucche.
“Andavamo a scuola insieme da piccoli.”
“E adesso?”
“Adesso tu mi prometti che se io ti dico una cosa non la dici mai a nessuno, mai! Va bene?”
Virgilio aveva guardato suo padre negli occhi: sarebbe rimasto il loro segreto.
“Promesso.”
Fabrizio si accucciò di fronte a suo figlio posandogli le mani sulle ginocchia.
“Zazzo è una specie di uomo delle montagne che di not­te va in giro a uccidere gli animali. Bisogna tenersi alla larga da lui, perché se non trova animali ruba i bambini.”
“Papà?”
“Sì?”
“Per questo la sera della festa di San Pancrazio, quando ti è venuto a parlare, avevi paura di lui? Perché pensavi che portas­se anche a te sulla montagna con lui a uccidere gli animali?”




martedì 14 marzo 2017

Scrivo con arte: esercizi di scrittura narrativa con i capolavori dell’arte


1. Hopper: la consapevolezza dello sguardo




Il primo problema di chi scrive è  quello di avere qualcosa da dire. Se siamo in attesa della rivelazione del secolo o dell'illuminazione dell'ultimo momento, forse non arriveremo a comporre la prima frase del nostro racconto (dei romanzi non ne parliamo!).
C'è però  qualcosa che vale sempre la pena di raccontare ed è quello che vediamo, se quello che vediamo è veramente nostro, se siamo in grado di avere un punto di vista originale.
FACILE? No, difficile!
Perché la consapevolezza del proprio sguardo implica la capacità  di possedere un mondo.



Edward Hopper, Nottambuli

NOTTAMBULI
Le linee di Hopper ci spingono a un viaggio verso un punto indefinito e al tempo stesso ci bloccano in una visione che attrae e respinge al tempo stesso.
“La città, come nella maggior parte degli Hopper, afferma se stessa formalmente, piuttosto che realisticamente. La componente dominante della scena è la lunga vetrata attraverso la quale vediamo l’interno. Copre i due terzi della tela, delimitando la forma geometrica di un trapezio isoscele, il quale determina la spinta direzionale del dipinto verso un punto di fuga che non può essere visto ma che deve essere immaginato. Il nostro occhio viaggia sulla superficie del vetro, muovendosi da destra a sinistra, sospinto dai lati convergenti del trapezio […]. Guardando Nottambuli ci troviamo sospesi tra imperativi contraddittori – uno, governato dal trapezio, che ci spinge a continuare, e l’altro, governato dall’immagine di un luogo di luce in una città oscura, che ci spinge a fermarci.”
(da Mark Strand, Edward Hopper. Un poeta legge un pittore, Donzelli, Pomezia 2003, pp. 7-9)

Siamo soli, spinti ad andare e costretti a restare, in una tensione irrisolvibile, tormentata. Il senso del mondo, la visione della città emerge dai quadri di Hopper come una rivelazione.
Gli strumenti del pittore: le linee, la luce, il colore lasciano apparire la visione dell'artista in un'epifania di significato che ci sorprende e ci conquista. Gli strumenti dello scrittore sono invece le parole: riusciamo a usarle in modo da far emergere il nostro senso delle cose?

Esercizio di scrittura
Descriviamo una situazione vissuta e proviamo a farne emergere l'umore:  scegliamo cosa descrivere e cosa no, pensiamo le parole, costruiamo il giusto ritmo. Se la situazione è  divertente, triste, noiosa, lasciamolo apparire senza dirlo, usando con attenzione gli strumenti del mestiere, gli strumenti dello scrittore.