Dalia Edizioni Libri e Pubblicazioni di qualità

lunedì 28 dicembre 2020

Intervista a STEFANO ETZI, autore di "Tante piccole cose"

 


"Tante piccole cose" è la storia di una strage famigliare. Daniele Masala, uomo incolore,  servile, poco più di un’ombra nei ricordi dei vecchi compagni di scuola e dei vicini, massacra i suoceri e la moglie in un giorno di sole. Il tuo romanzo, finalista al prestigioso Premio Italo Calvino, è stato giudicato capace di prendersi gioco dei luoghi comuni. Quali sono i luoghi comuni che la tua scrittura prende di mira e in cosa risiede il “grottesco” della condizione umana che descrivi?

S: Be’, sono i luoghi comuni classici, ad esempio quello della famiglia come isola felice, un porto sicuro rispetto ai mali del mondo. In realtà sappiamo che non è per niente così: la famiglia è il luogo in cui accadono le peggiori nefandezze, basti pensare alla violenza sui bambini o sulle donne. Ora non ho statistiche sotto mano, ma mi pare di ricordare che sia abbastanza raro subire violenza da parte di perfetti sconosciuti. Spesso ci preoccupiamo di individuare il male in un nemico esterno e non ci accorgiamo che l’uomo nero è in casa, sotto le affabili spoglie del padre, della madre, del fratello, del nonno, della zia, dei cugini… Lungi da me pensare che tutte le famiglie siano incubatrici di violenza, però ogni volta che sento parlare di valori della famiglia, famiglia tradizionale, famiglia di una volta, io mi preoccupo. Se ci pensiamo un po’ – e senza arrivare alla strage o comunque alla violenza fisica – quante famiglie si basano sulla sopraffazione e annichiliscono gli individui? Penso ai padri che portano a giocare i figli a tennis sperando che diventino i prossimi Federer, alle madri che fanno a gara di voti nelle chat di classe, alle mogli che annientano psicologicamente i mariti costringendoli a seguire i loro passatempi, ai mariti che fanno una testa così alle mogli perché all’ultima spesa hanno preso quel taglio di carne invece di quell’altro… In questo senso credo che si possa parlare di grottesco: passiamo un sacco di tempo a fare cose che non vogliamo fare, occupati in faccende di cui non vorremmo avere l’incombenza, solo perché ci sentiamo obbligati a farle, complicandoci sempre di più la vita.

 


Tante piccole cose racconta la storia di Daniele Masala: una vita senza qualità e senza coraggio, trascinata nel solco delle scelte compiute da altri, un passato di sopraffazione e umiliazione e la svolta in un’esplosione di inconcepibile violenza. Daniele Masala è un assassino, è lui che ha ucciso la moglie e i suoceri e questo il lettore lo scopre dalle prime pagine del romanzo. Ma Daniele Masala è anche colpevole verso sé stesso?

S: Certo che è colpevole verso sé stesso, se non del tutto, in buonissima parte. Accetta una ragazza che non gli piace, pur di poter dire oggi esco con la mia ragazza; si dà anima e corpo ai suoceri pur di essere accettato; china la testa e subisce ogni decisione della fidanzata, prima, e della moglie, poi, rinunciando a esprimere il proprio punto di vista, convinto che quello sia il modo più semplice per sopravvivere. È colpevole, dunque, di non avere mai nemmeno provato a cambiare le cose. Come dicevano gli antichi: homo faber fortunae suae. Daniele Masala è l’artefice del proprio destino, almeno nei limiti di quanto ci è possibile controllarlo, ed escludendo dunque l’imponderabile.

 


La vicenda di Daniel Masala si frammenta attraverso le parole di tutti quelli che lo hanno conosciuto, vecchi compagni di scuola e vicini di casa. Che valore hanno a queste voci nel romanzo?

S: Mi piacerebbe dire che non hanno nessun valore, ragionando in termini etici, se mi si passa il termine, mentre spero ne abbiano tantissimo da un punto di vista narrativo. Sono chiacchiere di paese, parole al vento, riflessioni e ricordi buttati lì, ragionamenti come quelli che facciamo ogni volta che ci arrischiamo a parlare di ciò che non conosciamo. Ho voluto contrapporre le parole di Daniele Masala, i suoi ricordi, le motivazioni che lo hanno spinto ad agire, insomma, i fatti e le idee che in qualche maniera costituiscono la verità, alle chiacchiere di tutti coloro che lo hanno conosciuto, nel tentativo di scomporre la realtà e renderla inafferrabile. Le voci corali di Tante piccole cose sono le voci di chi non sa niente, ma parla comunque; sono l’equivalente delle interviste ai passanti in strada: parole inutili, eppure onnipresenti.

 


Chi è Daniele Masala?

S: Daniele Masala c’est moi, ovviamente, ma c’est anche toi e tutti gli altri. Daniele Masala siamo noi quando ci impelaghiamo in cose che non vogliamo fare: una cena a cui preferiremmo non partecipare, una partita di calcetto che vorremmo saltare, la cresima del figlio di tuo fratello che non te ne importa nulla ma sei costretto ad andare, un regalo che non vorremmo ricevere per non essere costretti poi a ricambiare… Tutti i giorni, più volte al giorno, siamo obbligati ad accettare compromessi a casa, al lavoro, con gli amici e c’è chi sostiene che diventare grandi – essere adulti – significhi proprio saper accettare questi compromessi, farli propri, in modo da poter continuare con un’esistenza tutto sommato tranquilla. Ovviamente non tutti noi siamo costretti a sopportare un livello di angherie come quello a cui era sottoposto Daniele Masala – magari c’è chi ha la moglie ducetta ma il suocero tanto caro, oppure chi ha un lavoro orrendo ma una famiglia splendida – né aspettiamo di scoppiare prima di cercare di cambiare le cose.

TANTE PICCOLE COSE


mercoledì 9 dicembre 2020

Ermanno di Reichenau, la meraviglia del mondo: intervista a Maria Giulia Cotini

Il monaco vissuto nell'XI secolo che stupì papi e imperatori, raccontato dall’autrice che, condividendone in parte i limiti del corpo, apre per noi le porte di una sensibilità diversa, dilatando la nostra possibilità di esperienza.

All’inizio di ogni impresa c’è sempre un incontro, quando hai incontrato Ermanno?

M.G: In prima media per caso lessi sull’antologia un brano di Cyril Martindale che narrava la vita di Ermanno (in seguito ho letto il libro e me sono servita per ricostruire la sua storia). Erano gli anni in cui facevo i conti con la disabilità, con la diversità e l’impossibilità di fare le cose che desideravo nel quotidiano e nel relazionarmi con gli altri, soprattutto i coetanei che sentivo lontani.

Quali fonti bibliografiche hai utilizzato per raccontare la storia di Ermanno?

M.G: Vita Hermanni, scritta dal discepolo Bertoldo, il Chronicon di Ermanno, la Regola benedettina, due libri modesti su Ermanno e manuali di storia. Ho cercato di rendere nel modo più fedele possibile il contesto storico in cui si mosse Ermanno.



Quanto c’è di Ermanno e quanto di Maria Giulia nel romanzo?

M.G: Di Ermanno ci sono le situazioni, io ho pensato a come avrei reagito al suo posto. Molte situazioni raccontate sono vere, vissute sulla mia pelle (padre Georg, la curiosità, le favole, Sigerico…) e le ho trasposte nella quotidianità del monastero.

L’itinerario della conoscenza, dalla curiosità infantile alla disciplina adolescenziale fino alla sofferenza, sembra un cammino che sfocia in una profonda presa di coscienza espressa nella ricorrente domanda: "Cosa posso fare io per gli altri?" Pensi sia questa la vera eredità di Ermanno?

M.G: Non credo sia corretto chiamarla eredità ma esempio. Un esempio per cercare di prendere la vita con filosofia dopo aver trovato dentro di sé le potenzialità da sfruttare, vivendo giorno per giorno.




La preghiera di Ermanno al momento dell’ordinazione è bellissima, l’hai scritta tu? Condividi la posizione di Ermanno davanti a Dio?

M.G: L’ho scritta io ed è basata su un’esperienza molto personale. La mia fede non è incrollabile come quella di Ermanno ma è una fiammella che cerco di tenere accesa nella bufera.
 
"Signore, quando sono nato mi hanno dato per spacciato; da bambino mi credevano demente; sarei potuto morire per un banalissimo malanno di stagione e invece sono qui. Grazie, Signore. Perdonami per tutte le volte che ho ceduto alle sofferenze del corpo e ho creduto, miserrimo, che Tu mi avessi abbandonato. Ti offro tutto me stesso, fai ciò che vuoi della mia vita, fa’ che sia degna di essere uno strumento di bene nelle Tue mani.
Dolce Vergine Maria, Madre di tutti noi, dammi la forza di tenere lontana la tentazione, fa' che possa portare sempre con onore il saio che ho scelto di indossare, e sii, ti prego, il mio conforto nella prova."




M.G: Rispetto a Ermanno ti senti avvantaggiata dalla tecnologia o hai nostalgia per lo scriptorium?

Non posso fare a meno della tecnologia ma essa non basta a superare il muro della disabilità. Più che lo scriptorium in sé rimpiango i tempi molto lenti perché quando scrivo vado molto piano, con un dito solo.

continua...



Prezzo: 13 euro

Genere: Narrativa - storico

Collana: DALIA NARRATIVA
ISBN: 978-88-99207-45-8

Formato di stampa: 13,5x21cm

Pagine.: 144

di: Maria Giulia Cotini



MENZIONE AL PREMIO INEDITO COLLINE DI TORINO 2019

lunedì 23 novembre 2020

"Benni, Celestina e 10 cuccioli da salvare" di Patrizia Fortunati


Dieci cuccioli da salvare, una valigia da recuperare e una banda di delinquenti da sgominare: missione impossibile per Benni e Celestina?

Ai posti di combattimento: la banda dei vecchietti, l’indomita zia Anna, l’antipatico capo condomino, il nervoso dottor Miserrimo, la cameriera Iolanda e Santuzzo, il cuoco grande e grosso con un provvidenziale mal di pancia…

Ognuno si difenda come può. Si usino fantasia e coraggio, nessuna timidezza. Priorità assoluta: non farsi sparare e salvare tutti e dieci i cuccioli.


"Ah, no! Manchiamo io e Celestina! Saliamo svelte sul tettino del furgone, ci stendiamo a pancia in giù, ognuna munita di cannocchiale, pronte a dare il segnale."



"Sono orgogliosa della mia cocorita come un pavone della sua coda e sono piena di speranza: speranza che facciamo in tempo, in tempo a salvare quei dieci cuccioli che stanno ancora piangendo per la paura, il freddo e la fame."



"Ognuno si difenda come può. Si usino fantasia e coraggio, nessuna timidezza. Priorità assoluta: non farsi sparare e salvare tutti e 10 i cuccioli!"



Patrizia Fortunati ha esordito nel 2013 con Marmellata di prugne (ali&no). Ha poi pubblicato Trecento secondi (Falco Editore), Altrove (ali&no), Puzza di morto a Villa Vistamare (Mursia Editore). Dal 2018 iniziano le avventure di Benni e Celestina.

Roberta Procacci è un’illustratrice per ragazzi. Disegna per P. Osbourne la collana de Il diario di Phil il nerd (tradotto in 40 paesi) e, sempre per lo stesso autore, la collana Le super avventure di Elen e i due romanzi illustrati Fantasmi e bulli (Peruzzo Editoriale) e Il signore della notte e i bulli (Curcio).


GLI SPERICOLATI
978-88-99207-49-6
OTTOBRE 2020
160 P. - BROSSURA - 14X19
€ 11,90

www.daliaedizioni.it



lunedì 12 ottobre 2020

SLÒ. La magia della LENTEZZA

 


La lentezza è una magia: se vai di corsa,
ti perdi tutto lo spettacolo!


Slò - la magia della lentezza è una favola moderna sul valore del tempo, sui legami famigliari e la meraviglia di vivere in armonia con sé stessi e con la natura. Avete mai cercato la felicità andando a passo di lumaca?

Dopo Il mio supero potere è la gentilezza, Giulia Ceccarani torna a stupirci fermando il tempo con la bellezza, la forza, la grazia della sua scrittura e dei suoi disegni.

Sai che da piccolina zia Tracy ti chiamava baby slow?”
Luisa guardò la mamma e spalancò un gran sorriso:
“Slò, Slò!”


Un’estate intera nella vecchia casa di campagna? Solo la piccola Slò sembra felice. Papà Lorenzo è sicuro che si annoierà tantissimo, Gaia è triste perché non potrà giocare con le sue amiche. A Mamma Emma, che culla dentro la pancia il fratellino che presto nascerà, dispiace tanto vederli così imbronciati. Mamma Emma ha però in serbo una sorpresa:

“E se giocassimo tutti al gioco di Slò?”

A passo di lumaca, nel prato, all’ombra della grande quercia, tra i fiori e nell’orto della favolosa Casa delle Api, succedono cose davvero straordinarie.



Finito di mangiare uscirono a guardare
le stelle. Tutti con il naso all’insù.
Nel buio profondo, c’erano stelle brillanti
e stelle piccole che quasi non le vedevi.
C’era Marte, con il suo colore rossiccio,
e si potevano disegnare le costellazioni con
il dito. C’era la luna che saliva lenta nel
cielo e c’erano gli aerei, puntini in continuo
movimento e... una stella cadente!

L’autrice

Giulia Ceccarani è nata a Terni nel 1984; dopo essersi diplomata presso l’Istituto Statale d’Arte della sua città, lavora per diversi studi di architettura e nel 2009 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2011 è co-fondatrice del gruppo di ricerca artistico leintermittenZe. Nel 2016 frequenta la Ars in Fabula di Macerata con Anna Forlati. Nel 2017 è decoratrice per l’azienda di Giancarlo Candeago a Cortina d’Ampezzo. Nel 2018 promuove il progetto ILLUSTRASTORIE per la realizzazione di albi illustrati unici. Il suo lavoro si muove dall’illustrazione alla grafica, dal disegno tecnico alla scenografia.



Slò – la magia della lentezza 

di Giulia Ceccarani
Dalia ragazzi (6+)
978-88-99207-47-2
settembre 2020
pp. 64
€ 12,90

 www.daliaedizioni.it







lunedì 7 settembre 2020

"Tante piccole cose": una vita senza qualità e senza coraggio

 


“Io non mi voglio giustificare, non sono nella posizione di farlo, 
ma credo che ciò che ho fatto sia la somma di tante piccole cose.”

Tante piccole cose è la storia di una strage famigliare.
Daniele Masala, uomo incolore,  servile, poco più di un’ombra
nei ricordi dei vecchi compagni di scuola e dei vicini,
massacra i suoceri e la moglie in un giorno di sole.



Una vita senza qualità e senza coraggio, trascinata nel solco delle scelte compiute da altri, un passato di sopraffazione e umiliazione, la solitudine aspra come la sua terra, una Sardegna assai poco mitica, e la svolta in un'esplosione di inconcepibile violenza. Daniele Masala, l’uomo incolore, silenzioso, servile, quasi invisibile, un’ombra nei ricordi dei vecchi compagni di scuola e dei vicini, ha sterminato la famiglia in un giorno di sole: ha ucciso prima i suoceri, poi la moglie e si è seduto sotto al portico a fumare una sigaretta.
Chi ha conosciuto vittime e assassino offre il suo punto di vista in un’alternanza di soggettive. Dalla prigione Daniele Masala racconta senza pudore quello che gli altri non possono sapere, dando in pasto sé stesso ai suoi censori. Carnefici del carnefice dietro agli schermi dei nostri device.


Stefano Etzi è nato a Cagliari nel 1982 e adesso abita nella campagna emiliana. Figlio di una bibliotecaria e di un tipografo, aveva i libri nel suo destino. Appassionato lettore fin dalla più tenera età, si ispira ai lavori di Irvine Welsh, Sergio Atzeni, Giorgio Scerbanenco e Joe R. Lansdale. Non capisce le poesie, ma gli piacciono quelle dei crepuscolari, soprattutto A Cesena di Marino Moretti. Adora le periferie disastrate, i poveri, le macchine con il cofano di un altro colore, la gente triste, le bottiglie di Ichnusa abbandonate nelle cunette, la gente che litiga e quella che gioca con i Gratta e Vinci, però solo nei romanzi. Dopo essere stato segnalato dal comitato dei lettori della XXX edizione del Premio Calvino con il romanzo La banda dello Zingaro, è arrivato in finale nella XXXII edizione con Tante piccole cose.




Prezzo: 15€

Genere: Narrativa - Romanzo

Collana: DALIA NARRATIVA
ISBN: 978-88-99207-43-4

Formato di stampa: 13,5x21cm

Pagine.: 264

di: Stefano Etzi


Disponibile in prevendita (copie in arrivo dal 15 settembre 2020)

FINALISTA PREMIO ITALO CALVINO 2019

“Hermannus Contractus”: cambiare il proprio destino e poi cambiare il mondo

 


Hermannus di Reichenau, miraculum saeculi,
“meraviglia del mondo”

Esiste qualcosa che non possiamo superare con la cultura
e la forza di volontà?

Hermannus Contractus – lo smeraldo nella pietra racconta l’incredibile storia di Hermannus di Reichenau, detto lo Storpio, monaco vissuto nel secolo XI. Rifiutato dalla famiglia a causa della sua terribile deformità, divenne l’orgoglio del monastero di Reichenau e la sua fama crebbe fino a diventare leggendaria.

Hermannus (1013 - 1054), figlio del conte Wolferad di Altshausen e di sua moglie Hiltrud, sarebbe dovuto morire alla nascita, non avrebbe dovuto resistere alla prima febbre, era deforme e creduto da tutti un idiota. Il corpo era la sua prigione, le parole seguivano tempi diversi nella mente e sulle labbra. Ancora bambino, per allontanare la vergogna, fu portato via dalla casa paterna e dall’affetto di sua madre per essere rinchiuso nel monastero di Reichenau. La difficoltà del quotidiano, dal tenere in mano una forchetta, al parlare, allo stare seduto, sarebbe stata per chiunque insostenibile, ma la tenacia spinse Ermanno a sfidare i propri limiti. Iniziò così ad emergere il talento intrappolato nel corpo rigido e deforme come ‘smeraldo nella pietra’, un talento che avrebbe suscitato la meraviglia di papi e imperatori.

In questo romanzo ‘eroico’, è Hermannus di Reichenau in prima persona a raccontarci la straordinaria avventura della sua vita.

Dopo Shotaro. Il bambino che voleva diventare samurai, Maria Giulia Cotini torna a regalarci un’esperienza straordinaria, spalancando le porte di una sensibilità nuova e dilatando la nostra possibilità di esperienza.


HERMANNUS CONTRACTUS
Lo smeraldo nella pietra

Prezzo: 13€

Genere: Narrativa - storico
Collana: DALIA NARRATIVA

ISBN: 978-88-99207-45-8
Formato di stampa: 13,5x21cm
Pagine: 144
di: Maria Giulia Cotini

MENZIONE AL PREMIO InediTO - COLLINE DI TORINO 2019
Disponibile in prevendita (copie in arrivo dal 15 settembre 2020)


Chi era Hermannus di Reichenau? 👈

Hermannus di Reichenau fu un monaco vissuto nel secolo XI. Non ci fu ambito del sapere umano che non venne toccato da Ermanno, detto anche il Contratto, che, nella sua breve vita, conquistò la fama di ‘meraviglia del mondo’. Sono numerosissimi i saggi che gli vengono attribuiti, tra cui due importati studi sugli astrolabi, il De mensura astrolabii e il De utilitatibus astrolabii, per i quali si rifece agli scritti del persiano Masha’allah ibn Athari, uno dei maggiori astronomi dell’VIII secolo (cui è stato dedicato un cratere sulla Luna).

Notevole il suo contributo per quanto riguarda la scrittura musicale, infatti in Opuscula musica propose un sistema di notazione empirico basato sull’indicazione degli intervalli melodici mediante le loro iniziali. Fondamentali furono i suoi lavori in ambito storico. Ermanno raccontò le gesta di Corrado II il Salico e di Enrico III il Nero e scrisse la Cronaca della Svevia; fu inoltre autore del Chronicon, una storia del mondo dalla nascita di Cristo fino al 1054, anno della sua morte. Fu un grande studioso di liturgia e compositore di preghiere e splendidi inni che sono arrivati fino a noi, tra cui il Salve Regina e l’Alma Redemptoris Mater.

La bellezza dei suoi versi è ancora oggi fonte di ispirazione per produzioni artistiche contemporanee. Tre delle cinque sinfonie scritte dalla celebre compositrice russa Galina Ustvolskaya sono basate sul lavoro di Ermanno.

lunedì 13 luglio 2020

La RIVOLUZIONE è un prodotto ben confezionato



Parliamo della Rivoluzione di "Trovami un modo semplice per uscirne" con il suo autore, Nicola Nucci.


Ciao Nicola, intanto: da dove dobbiamo uscire e... hai trovato il modo?
Forse. Magari alzandosi dal divano. Abbandonando quella zona di confort che ci protegge sì, ma che ci opprime anche. Infondo cosa c’è di bello nel riempirsi di schifezze guardando una serie tv americana? E nel vomitare sentenze social? È veramente questa la prigione che vogliamo sceglierci? Boh. Non lo so.

Parlaci dei due protagonisti del libro, Nick e il suo amico. Chi sono?
Volentieri. I protagonisti sono due ragazzi normali. Due ventenni (trentenni) che, finito il loro percorso di studi si trovano nella condizione di imbastirsi una vita, un futuro. E lo fanno. O almeno ci provano. Con le scarse conoscenze a loro disposizione e con la confusione tipica di quando si è poco focalizzati.

Nicola Nucci, “Trovami un modo semplice per uscirne”,
terzo classificato per sezione narrativa edita del 
Premio Nabokov 2020

Raccontaci della rivoluzione di Nick…
Nick forse è il sognatore. Quello che ancora ci crede. Quello che non si è arreso del tutto. Quello che aspira a qualcosa di meglio. Quello che considera il triangolo casa-lavoro-spesa un sacco limitante. Però, se siamo bravi a leggere tra le righe, intuiamo anche i primi segni di cedimento. Non lo so: Nick lo paragonerei ad un velocista nell’istante in cui la fuga scappa e non c’è verso di riprenderla, e allora si gioca per la seconda piazza e accidenti. Tipo così. Non trovi?

E l’idea di Rivoluzione di Nicola Nucci qual è?
Oggi la Rivoluzione è un po’ quella che descrivono i due personaggi. Ovvero un prodotto ben confezionato che possa essere commercializzato e rivenduto come merce di scambio. Succede così nell’editoria, nel cinema, chiaramente nella musica. È un peccato. Questo sta portando ad un livellamento verso il basso. Praticamente se non hai particolari talenti te li costruiscono a tavolino. È un bene? E’ un male? A voi la scelta.




Pensi che con la scrittura si possa fare la Rivoluzione?
Certo. Un po’ sì. Però è difficile. Ne sono state dette di cose. Essere originali è scomodo. Oggi poi non c’è tempo, scappiamo sempre, ma dove è che andiamo? E allora non c’è tempo. Quindi tutto diventa una marmellata senza sapore. La verità è che le rivoluzioni ci sarebbero ma corriamo a testa bassa e ce le perdiamo.

Nel tuo libro c’è musica. In modi diversi. C’è musica perché le tue parole “suonano” in modo originalissimo e riconoscibile e c’è musica perché sono tanti i riferimenti a gruppi indie. Cosa rappresenta la musica per Nick e il suo amico? E per lo scrittore Nicola Nucci?
I due personaggi vedono la musica come interesse comune e argomento di conversazione. Hanno gusti simili. Poi sì, bisogna dire che spesso cercano proprio in essa rifugio ai tormenti quotidiani. Per il resto sì, il testo si regge tutto su frasi ripetute e accordate alla trama come fossero note su uno spartito musicale. Questo accade perché la mia visione musicale va di pari passo con quella letterale e allora cioè, escono fuori questi guazzabugli e anche di peggio.

Il tuo libro è stato paragonato ad “Aspettando Godot” dalla giuria del Premio Italo Calvino. Per quale motivo secondo te?
Credo per l’ammorbante senso di attesa. Le atmosfere ritornano più di una volta in effetti. Tuttavia sebbene qualcuno mi abbia ribattezzato come “Il nuovo Beckett” in realtà i miei lavori sono più vicini a quelli di autori come Dave Eggers, Roddy Doyle e Boris Vian. Però questa è solo una mia idea eh.



Perché hai voluto scrivere un libro così “diverso” con il rischio di non essere capito?
In realtà un autore non è libero di scrivere quello che vuole. “Trovami un modo semplice per uscirne” è uscito un po’ da solo e quando va a finire così tu hai la pistola puntata alla tempia e non puoi telare via, nemmeno per prendere un caffè. È una rottura sai. Perché poi la notte ci pensi e ci ripensi e se non scrivi non ti muovi eh. Poi va beh, il rischio di non essere capito non l’ho valutato perché credo si capisca tutto perfettamente. Più o meno tutti i lettori hanno capito il messaggio dell’opera quindi…



Molti critici ti hanno recensito. Quali parole hanno centrato meglio il senso di “Trovami un modo semplice per uscirne”?
In realtà tutte. L’arte, la musica, la letteratura sono materie semplici. Qualsiasi aggettivo è sempre figlio di un giudizio personale e condivisibile nella misura in cui “non credo nelle tue idee ma sono disponibile anche a morire per darti la possibilità di parlare” e via discorrendo quindi: la ragione è ovunque e da nessuna parte, allo stesso tempo.



"Trovami un modo semplice per uscirne" di Nicola Nucci