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venerdì 13 aprile 2018

La forza dei personaggi: tra apparenza e mondo interiore



#scrivoconarte
Quando un personaggio diventa indimenticabile?
Quando non è il prodotto di un’immagine stereotipata ma vive allo stesso tempo di apparenza e mondo interiore. Quando è il risultato dell’osservazione diretta e dell’originale elaborazione dello scrittore e non un riflesso pallido di modelli consumati.


Esercitiamoci a scrivere con un’opera d’arte!
 


Cagnaccio di San Pietro, Allo specchio, 1927






In Allo specchio, opera del 1927, una donna si sta preparando; deve ancora vestirsi ma sulle labbra passa il rossetto. Lo specchio riflette un volto assorto. Il pittore compone un’immagine solo apparentemente ispirata a una tranquilla quotidianità che, a ben guardare, lascia affiorare un mondo interiore, un sentire inquieto, che induce allo straniamento. La scelta della prospettiva schiacciata contribuisce a ‘forzare’ l’osservatore troppo a ridosso dell’intimità della donna, costringendolo in un non ben definito senso di disagio.



Esercizio. Ritratto a parole.
Scegliamo il nostro o la nostra modella e con lui/lei esercitiamoci in tre ritratti di massimo 300 parole. Questo ci aiuterà a scoprire le possibilità che ci offre l’osservazione e ad allontanarci dall’utilizzo degli stereotipi per  nostri personaggi.

1.       Descriviamo il nostro soggetto da lontano. Scegliamo una qualsiasi situazione e descriviamolo senza che sia possibile individuarne precisamente i tratti;
2.       Descriviamo poi lo stesso soggetto da molto vicino (talmente vicino da essere quasi di disagio mentre lo facciamo);
3.       Descriviamolo ora allo specchio, come se noi non ci fossimo, come se stessimo spiando in un momento di intimità.

Rileggete ora i vostri ritratti... che ve ne pare? 

##scrivoconarte
 


martedì 3 aprile 2018

Il nostro sogno. Omaggio a Martin Luther King


Il 4 aprile 1968, esattamente 50 anni fa, veniva assassinato Martin Luther King. Moriva l’uomo ma non il suo sogno: quello di una società più libera, più giusta, ispirata al principio della fratellanza. 


 "Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!"

Martin Luther King non era solo. Il 28 agosto del 1963, quando pronunciò il suo discorso destinato all’immortalità, lo fece davanti a una folla di 250.000 persone. Quel giorno il sogno di King era il sogno di milioni di donne e di uomini. L’emozione, la forza, la passione che quegli uomini e quelle donne hanno provato per il fatto di essere lì, insieme, noi oggi la possiamo solo immaginare ma quello che è certo è che la loro visione condivisa del futuro, condensata in quel momento preciso della storia, è stata così potente da cambiare il corso degli eventi.



Come ci ricorda John Steinbeck in Furore: "Ecco il nodo, per voi che odiate il cambiamento e temete la rivoluzione. […] Ecco dov’è il pericolo, perché due uomini non sono soli e confusi quanto può esserlo uno. E da questo primo ‘noi’ nasce una cosa ancor più pericolosa[…]”

Il discorso del Lincoln Memorial di Washington mantiene intatta la capacità emozionarci, sorprenderci e commuoverci, il disegno di un mondo in cui la discriminazione sia solo un ricordo si specchia nelle nostre convinzioni ma, a rivederlo oggi, quello che ci fa vibrare è la circolazione di un sentire che non è senso comune ma sogno condiviso che assume i contorni della realtà: “Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi”.

Lasciandoci ispirare dall’uomo e dal sogno, per il nostro oggi e per il nostro domani, guardando alla società contemporanea in cui la disuguaglianza e l’ingiustizia cambiano nella forma ma non nella sostanza, vogliamo pensare che saremo ancora in grado di alzare la testa per incontrare lo sguardo dei nostri vicini, che sapremo ascoltarli e parlargli perché dal confronto capiremo che ci sono altri sguardi, altre possibilità e così migliorarci, contro l’individualismo esasperato di una società che ci rinchiude nello sterile recinto di noi stessi.
#ihaveadream - Anche noi abbiamo un sogno, oggi, riconquistare la capacità di progettare, insieme agli altri, il mondo in cui vogliamo vivere.
(alla ricerca di risposte per le 5 domande del #SalTo18)

mercoledì 27 settembre 2017

Ho visto “Quel mattino d’aprile”: appunti, impressioni



Il racconto di un episodio drammatico di ieri inserito in un contesto storico inedito, ricostruito attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quei giorni e un’accurata ricerca d’archivio, tutto filtrato da una sensibilità non comune, in un crescendo dirompente: questo è “Quel mattino d’aprile”.


Germano Rubbi sul palco racconta una storia da cui ci sorprendiamo coinvolti. A tratti sul palco spoglio, le vite dei protagonisti di quei giorni appaiono nelle sembianze degli attori che trasfigurano da un personaggio all’altro, dal maggiore della Wehrmacht, al ragazzino che gioca per strada, dalla donna crudele che manda a morte il fratello, al podestà fascista, agli uomini e ai bambini di fronte al plotone d’esecuzione a Calvi dell’Umbria, in quel mattino d’aprile.
E quando Germano smette di essere voce narrante per disporsi con gli altri davanti ai fucili pronti a sparare, quando sentiamo scorrere gli ultimi istanti di quelle vite, l’umanità all’apice della paura, mostrandosi, abbandona il palcoscenico e ci raggiunge.
Il verbo “ricordare” non è mai stato così lontano dalla retorica. 

Chi ha il privilegio di assistere a questo spettacolo, non dimenticherà.


Teatro Lo Spazio di Roma con QUEL MATTINO D’APRILE
tratto dal romanzo I PARTIGIANI NON C’ERANO
fino al 29 settembre
Per info: http://www.teatrolospazio.it/joomla17


venerdì 14 luglio 2017

Notte delle Ninnenanne

C'è un posto magico nel cuore di un paese dove il tempo si è fermato. Io ci sono stata proprio ieri. Ho camminato lungo strade antiche, tra muri fatti di grandi pietre per arrivare a un palazzo in cima a una salita. Ho spinto la porta massiccia in legno che, con un cigolio cupo, mi ha fatto passare…



… In un bel chiostro sostenuto da arcate tra cui gioca allegra la luce gialla delle lanterne trovo una folla silenziosa di bambini che guardano con la bocca aperta in direzione di un armadio con le ante socchiuse. Davanti all’armadio sta Agnese-verde.
Agnese-verde tiene il mondo tra le mani. Racconta ai bambini che lo ha girato tutto intero per salvare le ninne nanne e le storie più belle di ogni luogo: un mago cattivo, infatti, le vuole rubare. Agnese-verde ama i racconti e i canti sotto le stelle appena prima di dormire e non permetterà al mago di farli sparire, così con la sua amica fata dai campanellini gira gira tutti i continenti per portarli in salvo qui, nel posto magico del paese senza tempo.


Agnese-verde posa adesso il mondo ai suoi piedi e dall’armadio delle favole saltano fuori un leone, un elefante, e una formica: arrivano dall’Africa per raccontare una storia che i bambini non hanno mai sentito. Agnese-verde gioca con loro e loro con i bambini, mentre un vento caldo porta il canto del sud del mondo. Quando il canto si spegne, il leone, l’elefante e la formica tornano nell’armadio da dove sono venuti. Agnese-verde fa apparire adesso il nero mantello di nonno Dracula per raccontare la storia di un vampiro che, nella terra lontana di Romania, decide di cambiare il suo futuro: non farà male a nessuno ma insegnerà ai bambini a mangiare la frutta e la verdura! 


L’ultima magia fa scendere la neve in pieno luglio. Tutto si fa bianco e i piedi dei bambini affondano per qualche istante in una coltre bianca e scricchiolante. L’aria fredda del nord fa volare nel chiostro la fata dai campanellini e con lei un nuovo canto.
È arrivato il tempo delle pozioni magiche offerte dalla fata: bava di lumaca, acqua del deserto, nettare di pioggia; qualche minuto ancora e sarà l’ora di dormire…

"Notte delle Ninnenanne" al Museo dell’Opera Guido Calori di Sangemini
in collaborazione con www.daliaedizioni.it

Nella Notte delle Ninnananne, la storia "Il vampiro cicorione" di Silvia Crisostomi e
"Damian e la lupa" di Paola Roela (Dalia edizioni)