Una storia irriverente, ironica, golosa, frizzante, avvincente, assolutamente divertente!
Qualche giorno ancora e prederà il volo il nuovo libro targato Dalia edizioni (un po' di pazienza e sveleremo titolo e autrice...) e noi, come genitori amorevoli e assennati, ci prepariamo a lasciare andare questa creatura che, lavorando in accordo con la sua autrice, abbiamo curato per mesi perché maturasse al punto giusto e fosse pronta ad affrontare il mondo.
Ecco dunque che questa storia, con il microcosmo dei suoi meravigliosi personaggi, la ribelle Delizia, il rigido Claude, l'affannato Robespierre, Belinda, Costante e la loro banda di arzilli vecchietti delinquenti, ci lascia e, con il fatidico "si stampi", scavalca la recinzione della fantasia per irrompere nella realtà.
Dal momento che ogni nuovo libro è un'avventura, incrociamo le dita con un po' di batticuore per il viaggio che sta per iniziare... venite con noi?
Intanto grazie a Samantha Falciatori e Annalisa Basili per la loro preziosissima collaborazione.
lunedì 2 novembre 2015
giovedì 22 ottobre 2015
Metti una sera con Jack Lo Squartatore…
Metti una
sera, tutte le saracinesche della via si chiudono e una sola resta aperta.
Metti Riccardo, vulcanico scrittore di thriller, e un bel gruppetto di
aspiranti ambasciatrici del mistero letterario che si radunano proprio in quell’unica
libreria con la luce accesa, per l’ultimo incontro del workshop dedicato alle
storie del brivido.
Metti un
clima di grande allegria, amabilmente conversando di Jack Lo Squartatore e
della Saponificatrice di Correggio, del cannibale di Milwaukee e
di una tale contessa Bathory, che pare amasse farsi il bagno nel sangue delle
sue centinaia e centinaia di vittime.
“E sapete perché?” domanda inquisitorio lo scrittore Riccardo.
“No!” risponde l’uditorio.
“Perché così era sicura di rimanere per sempre giovane!”
“Ahahah” ridono le astanti.
Poi è il momento della lettura dei racconti composti per l’occasione
dalle aspiranti che non stanno nella pelle. Si inizia con il coltello piantato
nel petto di una donna ritrovata tra gli scaffali della libreria, si prosegue con un librario trovato
morto e una libraia tramortita, tra di loro una bomboletta formato maxi di
insetticida e una frase misteriosa: “Ti
schiaccio come uno scarafaggio”. Quindi è la volta dell’aiutante del librario,
bella, rossa, dalla coscia tornita, uccisa in circostanze misteriose, vittima
delle oscure trame di un perverso scrittore che… ha le sembianze Riccardo?
La serata è a dir poco originale, i racconti bellissimi, il clima di
grande complicità e divertimento… si sta così bene a chiacchierare e a leggere
di misteri notturni nella libreria Passaparola!
Succede tutto in un attimo. Il nostro libraio che, fino a quel
momento, era rimasto in disparte, esclama: “Guardate qua!”, e a sorpresa tira
fuori da sotto il banco una bomboletta formatto maxi, proprio di insetticida… ma
guarda…. la libraia, prima silenziosa, esplode in un’incontenibile risata: “Io
odio gli scarafaggi!” dice. Ops!
Avverto un leggero disagio… butto gli occhi all’ingresso del negozio,
il libraio ha chiuso ben bene il cancelletto di ferro.
Riccardo grida, spostando il ciuffo biondo, in un eccesso di euforia: “Perfetto,
è perfetto… ci sono tutti gli elementi del mistero!”.
Mi avvicino di soppiatto alla porta: “Si è fatto proprio tardi, che ne
dite se andiamo?”.
mercoledì 14 ottobre 2015
Workshop di scrittura... in corsa!
"Le cose
negli ultimi tempi sono un po’ cambiate. Un tempo intere foreste di fogli erano
lasciate a pensare nel cassetto dello studio insieme ai sogni, abbracciati,
come gemelli nel ventre materno. Rimanevano dimenticati lì al buio per un po’, finché
un giorno non si decideva a farli morire, strappati o accartocciati in qualche
cassonetto. Da quando c’è il computer, invece, tutto è diverso. Ora salviamo
ciò che scriviamo su una roba chiamata desktop (per i più disordinati) o dentro
a cartelle ben catalogate da qualche parte nel disco rigido. Molto più
semplice, più economico, più ecologico, meno figo, più veloce. Più. E i sogni,
oggi? I sogni non si salvano mica in un computer, provate voi a salvare una
vita intera, ma anche un momento, dentro a un disco rigido. È una roba che non
si conta, quella. E dove si mettono allora, ‘sti sogni? Si mettono nelle tasche
del giubbotto quando esci la mattina e te li porti appresso, che ogni tanto li
tocchi per vedere se ci sono ancora. E io me li porto sempre dietro, da qualche
parte in una tasca, ma non in un giubbotto, né dentro a un paio di jeans. I
miei me li porto in una penna. Sarà anche più piccola una penna di una tasca di
un giubbotto, ma potete immaginare quante cose ci si posso creare assieme? Io
per i miei sogni ho eretto una casa enorme per farli dormire, ho disegnato due
braccia muscolose per non fargli fare del male, un oceano per farli viaggiare.
Tutto, però, su un foglio virtuale.
Mi sono
iscritto al workshop organizzato da Dalia edizioni e dalla libreria Passaparola
proprio per questo, perché voglio far diventare tutto ciò che scrivo reale.
Voglio che casa, braccia, oceano diventino parole ruvide su cui far passare un
dito, voglio che le mie storie siano un posto dove far vivere la gente. In
breve,voglio un romanzo. E grazie a Francesco tutto ‘sto casino che mi ritrovo
addosso ha cominciato a prendere delle sembianze. Ho scoperto che scrivere un
romanzo è diverso da scrivere una storia e che non si tratta solo di un
alternarsi di situazioni e dialoghi, ma di personaggi, di intrecci, di
descrizioni, tutto al suo posto, a quello giusto.
Il mio sogno, quello di diventare scrittore (uno
vero), adesso cammina bene e continua dritto davanti a sé. Grazie a Francesco,
Silvano, Roberta, Amelia, alla libreria Passaparola, per avergli costruito una strada
su cui poterlo fare."Alessandro Labianca
Impressioni dai workshop... Grazie Alessandro!
E grazie ai nostri docenti: Francesco Franceschini, Riccardo Cecchelin, Foscolo Ceccarani e Francesco Locci
mercoledì 23 settembre 2015
Perché “Liberi sulla Carta” è una piccola meraviglia...
Si è appena conclusa la VII edizione di “Liberi sulla
Carta”, la fiera dell’editoria indipendente che si svolge ogni anno nella
splendida cornice dell’abbazia di Farfa (Rieti) e, per noi che abbiamo
partecipato in veste di editori, resta un po’ di malinconia, perché “Liberi sulla Carta” è una piccola
meraviglia.
È una meraviglia, per il luogo in cui si svolge, nel verde, lontano dal caos;
per la dimensione raccolta, ideale per chi ama leggere e lasciare correre i pensieri suggeriti da storie vecchie e nuove.
Per gli incontri, unici, gratificanti, con chi ha belle idee e vuole condividerle;
perché ti senti un po’ come in vacanza, sotto il sole, mangiando un panino, passeggiando, chiacchierando lungo la stradina occupata solo e soltanto da libri.
Per gli spettacoli: un palcoscenico sul prato, qualcuno che legge, racconta storie, una chitarra per un accompagnamento discreto, tante persone che ascoltano, vicine, in silenzio, poi ridono, poi riflettono, poi applaudono e ringraziano.
per la dimensione raccolta, ideale per chi ama leggere e lasciare correre i pensieri suggeriti da storie vecchie e nuove.
Per gli incontri, unici, gratificanti, con chi ha belle idee e vuole condividerle;
perché ti senti un po’ come in vacanza, sotto il sole, mangiando un panino, passeggiando, chiacchierando lungo la stradina occupata solo e soltanto da libri.
Per gli spettacoli: un palcoscenico sul prato, qualcuno che legge, racconta storie, una chitarra per un accompagnamento discreto, tante persone che ascoltano, vicine, in silenzio, poi ridono, poi riflettono, poi applaudono e ringraziano.
E applaudiamo anche noi tutto lo staff di “Liberi sulla
Carta”, aspettando con impazienza la prossima edizione. Grazie!
domenica 13 settembre 2015
"Il tempo materiale"
Giorgio
Vasta
IL
TEMPO MATERIALE
Il tempo
materiale è un paradosso che si struttura intorno alla cronaca aspra degli anni
’70.
Un’esagerazione,
un’iperbole cercata e consapevole che racconta il decadimento di una società.
Siamo a Palermo,
nel 1978, e tre ragazzini di undici anni conoscono attraverso televisioni e
giornali la realtà delle Brigate Rosse e del caso Moro.
Nimbo, Volo e
Raggio (questi i loro nomi in codice), tra i banchi di scuola e il tempo libero
che dovrebbe essere dei giochi, decidono di diventare brigatisti.
Ci aspetteremmo
e vorremmo trovare nelle pieghe di questa storia un accenno a qualche
“leggerezza”, il sospetto, seppur vago, che possa trattarsi di un “gioco”
incosciente ma quello che scopriamo è una convinzione che atterrisce.
Nimbo, Raggio e
Volo sono la negazione dell’infanzia e degli affetti, un vortice nero di
determinazione e indifferenza.
I legami, anche
quelli familiari, perdono valore; i sentimenti ne risultano svuotati. L’uomo
che abita la casa di Volo è una presenza ingombrante ma senza volto, non è
padre ma “Pietra”, e la donna, spogliata di tutti i connotati della maternità e
della femminilità, viene ridotta semplicemente a “Spago”.
Il mondo degli
adulti è un orizzonte abitato da fantocci senza lineamenti precisi che si muovono
in un ingranaggio collaudato fatto di lavoro, casa, televisione, pasti regolari
e vacanze sotto l’ombrellone. Al di sotto di questo mondo ufficiale, nello
spazio incerto che conduce fuori dall’infanzia, nel limbo della preadolescenza,
tre ragazzini sono alla ricerca della possibilità di dare una forma alla
propria esistenza.
In un orizzonte
divenuto completamente arido e dunque sterile, l’affermazione di un’identità
deve partire da zero.
Nimbo, Raggio e
Volo abbandonano il linguaggio tradizionale e fondano un loro alfabeto. Un
alfabeto muto fatto di una serie limitata di ideogrammi mimati in cui non deve
esserci spazio per fraintendimenti o incertezze. Una base sicura da cui partire
per affermare se stessi e progettare l’attacco alla società. L’addestramento
sarà serrato e le azioni, secondo un preciso disegno, caratterizzate da una
dirompenza crescente. Fuoco, esplosioni e morte per vincere l’insuperabile
indifferenza del mondo.
giovedì 30 luglio 2015
La grande poesia come esperienza sorprendente
Quanti modi ci sono per descrivere un’onda, per raccontare
il minaccioso incedere di un fronte nuvoloso sul mare e l’avanzare dei Monsoni?
Koh Tao Lines
prende forma sull’isoletta di Koh Tao, nello “sparso arcipelago thailandese”,
dall’incontro di uno tra i più grandi
poeti contemporanei e la Natura
nel suo essere più vitale e selvaggio. Ne nasce una raccolta poetica di una
ricchezza sorprendente, in cui il senso del sublime permea ogni verso.
Leggendo la poesia di Camillo Pennati, torna in mente la
riflessione di Hegel intorno alla parola
“senso” e alla sua straordinaria duplicità nell’indicare, da una parte, la
percezione sensibile, dall’altra, il pensiero. In Koh Tao Lines, assistiamo all’intero dispiegamento di questa
possibilità semantica; le forme della natura toccano infatti i
sensi del poeta, per conquistare, di volta in volta, attraverso di lui, un
nuovo significato. Le onde, il mare, le palme, il vento di Koh Tao si fanno,
per noi, svelamento di un’irraggiungibile complessità, sorpresa, rivelazione,
epifania.
Camillo Pennati è nato a Milano nel 1931, dal 1958 al 1970 ha vissuto a Londra.
Oltre che poeta è anche traduttore di testi di narrativa e di poesia. Tra gli
autori da lui tradotti si ricordano: Philip Larkin, Thom Gunn, Ted Hughes. Ha
pubblicato, fra l’altro, Una preghiera
per noi (1957), Landscapes, con
prefazione di Salvatore Quasimodo (1960), L’ordine
delle parole (1964), L’iridato
paesaggio, con un saggio di Giorgio Luzzi (1985), Gabbiano e altri versi, con traduzione a fronte di Ted Hughes e
disegni di Lester Elliot (1990). Presso Einaudi, nella «Collezione di poesia»,
sono apparsi Erosagonie (1973), Sotteso blu (1983) e Una distanza inseparabile (1998).
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